#18Febbraio 1564… #Roma #AccaddeOggi, #Michelangelo

Nel 1564 muore serenamente nella sua residenza di Piazza Macel de’ Corvi (distrutta quando venne creato il monumento a Vittorio Emanuele II), il grande genio di Michelangelo (nato a Caprese Michelangelo, Arezzo, nel 1475), scultore, pittore, architetto e poeta protagonista del Rinascimento italiano, uno dei più grandi artisti di sempre. “Il mondo ha molti Re e un sol Michelagnolo” (Pietro Aretino).

Accadde il 18 Febbraio

999        Muore Papa Gregorio V (il primo di nazionalità germanica, era il cappellano del cugino, l’imperatore Ottone III, che sostenne la sua candidatura).

1145      Viene consacrato Papa Eugenio III, nato Pietro Bernardo dei Paganelli. Appena eletto, i senatori romani gli chiedono esplicitamente di riconoscere l’autorità del Comune e di rinunciare ai suoi poteri temporali. Eugenio si rifiuta ed i rivoltosi bloccano l’accesso alla Basilica di San Pietro. Egli allora lascia Roma e si reca nel monastero di Farfa, dove viene effettivamente consacrato solennemente.

1455      Muore Giovanni da Fiesole, al secolo Guido di Pietro, detto il Beato Angelico o Fra’ Angelico. Frate domenicano, cercò di saldare i nuovi principi rinascimentali, come la costruzione prospettica e l’attenzione alla figura umana, con i vecchi valori medievali, quali la funzione didattica dell’arte e il valore mistico della luce. Fu effettivamente beatificato da Papa Giovanni Paolo II nel 1982, anche se già dopo la sua morte era stato chiamato Beato Angelico dal Vasari nelle “Vite”.

1551      Ignazio di Loyola, fondatore della Compagnia di Gesù, con il denaro ricevuto da Francesco Borgia, prende in affitto una casa situata alle pendici del Campidoglio, in Piazza d’Aracoeli e vi apre una “Scuola di grammatica, d’umanità e di Dottrina cristiana”. E’ la prima scuola dei padri Gesuiti e prende il nome di Collegio Romano.

2000      A distanza di 400 anni, il Papa Giovanni Paolo II, tramite una lettera del suo segretario di Stato Sodano (inviata ad un convegno che si svolge a Napoli), esprime profondo rammarico per la morte atroce di Giordano Bruno, non riabilitandone la dottrina: “la morte di Giordano Bruno costituisce oggi per la Chiesa un motivo di profondo rammarico” anche se “le scelte intellettuali progressivamente si rivelarono, su alcuni punti decisivi, incompatibili con la dottrina cristiana”.